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giovedì 28 giugno 2012

Ascolto passivo, ascolto attivo


William Shakespeare

La terra ha musica per coloro che ascoltano  (William Shakespeare)


Partendo dalla meravigliosa citazione shakespeariana vorrei fare una breve riflessione sull'atto, proprio dell'uomo, dell'ascolto: in particolare della musica. Ascoltare la musica dunque. Ma cosa significa in effetti "ascoltare"? Riporto una valida definizione da Wikipedia del termine "Ascolto":

L'ascolto è l'atto dell'ascoltare. È l'arte dello stare a sentire attentamente, del prestare orecchio. Ascoltatore è chi ascolta; ascoltare la lezione, un oratore; ascoltare con interesse tutto ciò che il professore dice. Non trattasi di atto superficiale.

Wolfgang Amadeus Mozart

In psicologia ascolto è uno strumento dei nostri cinque sensi per apprendere, conoscere il tempo e lo spazio che ci circonda e comunicare con noi stessi e il mondo circostante. L'ascolto è un processo psicologico e fisico del nostro corpo per comunicare ai nostri neuroni, al cervello che li traduce in emozioni e nozioni.


Peccato solo che in questa definizione non sia stata riportata l'accezione più affascinante che è compresa all'atto dell'ascolto, ossia quella che riguarda il divenire di un brano musicale. Molto interessante ciò che si dice dal punto di vista psicologico. Parafrasando la citazione, l'ascolto è uno strumento che ci permette di imparare cose nuove, di riflettere, di riconoscere (e riconoscerci nel) l'ambiente circostante e (nel) il nostro tempo; ma è anche un processo psicologico e fisico che agisce sul nostro sistema nervoso, inviando degli stimoli ai neuroni, che vengono trasformati in dati assimilabili dal cervello; permettendoci così di acquisire una maggiore consapevolezza nelle nostre azioni e una capacità di concentrazione maggiore. Tutto ciò sembra far tornare alla memoria il famoso "effetto Mozart", che tanto ha fatto parlare (specie negli anni '90 ma ancora oggi è argomento attualissimo), a seguito di un esperimento effettuato nel 1993 e pubblicato sulla rivista Nature da due ricercatori americani. Stando ai risultati dell'esperimento tentato da questi ultimi (Gordon Shaw e Frances Rauscher), la musica potenzierebbe per un periodo di tempo limitato le abilità spaziali di un determinato gruppo di soggetti, in particolare se sottoposto all'ascolto della sonata per due pianoforti in re maggiore KV448 di Mozart.


La teoria è risultata in seguito un po' controversa poichè non è stato più possibile riprodurre l'esperimento con lo stesso effetto che avevano ottenuto i due studiosi, i quali rimasero nel '97 gli unici sostenitori della sua validità. Al di là di tutte le chiacchiere che si possono fare al riguardo, più o meno specialistiche (si veda meglio questo ottimo articolo pieno di spunti di riflessione: http://www.marcostefanelli.com/subliminale/effettomozart.htm), l'"effetto Mozart" oggi più che altro è associato ad un temporaneo potenziamento delle abilità spazio-temporali di un individuo (sia esso un essere umano, animale o vegetale) a seguito dell'ascolto di suoni logicamente e artisticamente disposti. Fra i vari tipi di musica, quella del compositore austriaco è risultata essere la più "stimolante" nel potenziare le funzioni neurologiche collegate alle capacità di organizzazione del pensiero, di muoversi ed orientarsi in maniera più consapevole nello spazio e nell'ambiente circostanti. Come dice Marco Stefanelli "[...] Dobbiamo prendere atto che, a prescindere dai gusti, la musica di Mozart rilassa, migliora la percezione spaziale e permette di esprimersi più chiaramente, comunicando sia col cuore che con la mente; inoltre le aree creative del cervello vengono stimolate dalla melodia e dal ritmo del grande compositore".


Negli ultimi anni è dunque emersa sempre più l'importanza di praticare e ascoltare la musica, come elemento fondamentale nella formazione spirituale dell'individuo. Effetti positivi sono stati riscontrati anche nelle prestazioni di esseri animali o vegetali, che hanno beneficiato ugualmente (in maniera diversa ovviamente) dell'"ascolto" di musica; ancora una volta è Mozart il preferito tra i compositori, la cui musica sembra essere caratterizzata da vere e proprie qualità benefiche. Anche la musicoterapia ha molto da dire al riguardo; proprio negli ultimi tempi sentivo di un servizio al Tg2 in cui si parlava della ormai famosa "Mozart-terapia", un metodo curativo affidato ai suoni elaborato per la prima volta dal medico otorinolaringoiatra Alfred Tomatis, che dagli anni '50 del '900 cominciò a sviluppare alcune teorie al riguardo; esse si basano appunto sul fatto che l'ascolto di musica coinvolge tutto l'organismo nella sua totalità psicosomatica; dunque grazie all'ascolto prolungato di melodie risalenti al periodo del classicismo viennese (ancora una volta Mozart, ma anche Schubert e altri) l'individuo riceve degli impulsi sonori che lo aiutano a stare meglio con se stesso, a relazionarsi in maniera più efficace e a sentirsi maggiormente in armonia con l'ambiente circostante. L'insieme di teorie e l'affinamento del metodo clinico ha portato infine alla definizione del "metodo Tomatis", una sorta di educazione dell'individuo al fine di migliorare il funzionamento dell'orecchio e le funzioni logico-psico-motorie affidate agli impulsi neuronali. E' noto anche il fatto che grazie a questo tipo di cure sono stati risolti diversi disturbi a livello psicologico (ad esempio l'epilessia).

Alfred Tomatis
Ed ecco che entra in gioco la distinzione tra ascolto attivo e passivo, ossia il nostro oggetto di riflessione. Che ruolo può avere la musica su un soggetto che ascolta in maniera attiva rispetto ad un soggetto che ascolta in maniera passiva? Iniziamo a fare una differenza terminologica. Ascolto attivo è in genere un prestare attenzione ai suoni in maniera consapevole, cosciente, ragionata, con punti di riferimento culturali e storico-estetici di supporto; l'ascolto passivo è, a mio avviso, per sua stessa definizione, un'azione incongruente; poichè l'azione dell'ascolto vero e proprio presuppone sostanzialmente l'essere attivi, ossia il pensare, il ragionare e l'elaborare mentalmente il suono che percepiamo per razionalizzarlo e collocarlo in una logica d'ascolto; l'essere passivi invece comporta l'azione del sentire, ossia del percepire suoni e rumori circostanti ma lasciare che essi "scorrano" senza essere razionalizzati o elaborati attentamente. La seconda azione è quella che più caratterizza il comportamento dei bambini, immersi nella realtà ambientale quotidiana ricca di suoni e rumori; nella sua fase infantile, infatti, l'individuo assorbe ogni tipo di stimolo sonoro in maniera sostanzialmente inconsapevole perchè non ha sovrastrutture o schemi mentali che gli permettano di classificare e rielaborare il materiale sonoro con il quale viene a contatto. Tutto ciò però viene a formare un serbatoio di esperienze sonore che rimarrà pieno per tutta la vita; inconsciamente l'individuo in una fase più matura tenderà ad associare suoni e rumori ascoltati in maniera consapevole per la prima volta a esperienze precedenti di ascolto, avvenute magari in maniera inconsapevole (ovvero con la mancanza di un bagaglio culturale di riferimento). Addirittura è stato dimostrato da diversi studi in merito che le prime esperienze di ascolto inconsapevole (in altre parole i primi suoni con cui si entra in contatto) sono il primo importante bagaglio fonico-culturale; che avrà una permanenza da sfruttarsi di volta in volta all'occorrenza delle varie situazioni; di solito viene collocato dagli studiosi nella zona dell'emisfero destro dell'encefalo (anche se pare non sia coinvolta solo questa zona nei processi cognitivo-musicali [si veda a questo proposito il fondamentale saggio di John A. Sloboda La mente musicale, ed. Il Mulino, Bologna 1998]). 
Nel processo di maturazione dell'individuo, i primi stimoli sonori, con i quali è venuto a contatto durante le prime fasi della vita e l'infanzia, tendono a ritornare a modo di reminiscenze, quasi un riaffiorare di vecchie esperienze d'ascolto da una sorta di iperuranio di platoniana memoria.
Robert Schumann
Come indicava già a suo tempo Tomatis è importantissima l'educazione dell'orecchio, per favorire un miglioramento delle capacità intellettive di elaborazione, giudizio, associazione. Ognuna di queste è poi relegata ad una particolare area cerebrale, che tende a svilupparsi in base all'educazione musicale che viene imposta all'individuo. Nell'analisi biologica del pensiero musicale del già citato Marco Stefanelli l'orecchio viene definito "[...] il direttore d’orchestra dell’intero sistema nervoso. L’orecchio integra le informazioni fornite dal suono e organizza il linguaggio. Infatti il linguaggio, come elemento fondante dell’umanità dell’uomo, non può essere analizzato e studiato se non si tiene presente il ruolo determinante svolto dall’udito: è grazie all’udito che è stato possibile all’uomo costruire il linguaggio." A questo proposito mi torna in mente una delle famose Regole di vita musicale  del compositore tedesco Robert Schumann, nella quale si diceva che " La formazione dell'orecchio è la cosa più importante. Esercitati sin dall'inizio a riconoscere note e tonalità. La campana, i vetri delle finestre, il cuculo - tenta di cogliere quali suoni producono."

Cosa emerge dunque da questa breve riflessione? Sostanzialmente il fatto che, in un mondo pieno di suoni e rumori (talvolta anche assordanti e fastidiosi), è sempre più importante cercare di fermarsi, di ascoltare, cogliere il senso e il significato profondo dei suoni che ci circondano. L'ascolto attivo è sicuramente il tipo di approccio migliore al mondo dell'arte musicale. La musica dei grandi autori come Mozart, Bach, Beethoven, Schubert ecc. va sempre frequentata, in virtù del fatto che è importante educare l'orecchio ad un ascolto attento. Il primo passo verso la comprensione di se stessi sta a mio avviso nel comprendere l'ambiente che ci circonda e la relativa società (le due cose si intersecano d'altronde); è importante sviluppare una grande capacità critica supportata da un vasto bagaglio culturale, che accompagna gli uomini per l'intero arco della vita. L'ascolto consapevole, ragionato, insomma quello "fatto con la testa" come diceva sempre il mio professore di musicologia, è dunque sicuramente il modo migliore per sviluppare la propria intelligenza e, soprattutto, per godere totalmente della musica che si ascolta.
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